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caratteri immobili
2008 documentary

created by: livio di miceli / massimo casaroli / maja durdov
created for: IED video design
shooting at Litografia Pignacca / Piacenza.

Oggi, ovunque guardiamo, non possiamo fare a meno di vedere carta stampata (il giornale del mattino, i manifesti pubblicitari, le insegne dei bus). Per quanto li vedremo ancora? Tanti anni fa si guardavano le foto sulla pellicola, si sviluppavano, ne si inalavano gli odori dei liquidi, si strofinava il dito sulla patina della carta… poi, improvvisamente, le fotocamere digitali hanno fatto la loro comparsa, “virtualizzando” tutta quella materia che stimolava i nostri sensi. Oggigiorno è difficile che si stampi una foto. La si tiene sul telefonino, sul computer, nelle cornici LCD… Forse anche la carta presto scomparirà per lasciare il posto alla e-paper: la stampa non esisterà più. Tutti gireremo con una sorta di quaderno elettronico collegato ad una rete wireless e ci permetterà di scrivere, leggere il giornale, archiviare i documenti, guardare le foto… Pensandoci bene, non siamo lontani da quella realtà. Certo è un processo che potrebbe portare ad effetti positivi, ad esempio gli alberi non verrebbero più abbattuti per produrre carta e i forni che poi la bruciano non emetterebbero più quei fumi tossici. Il virtuale ha di fatto un grande vantaggio sul materiale: lo smaltimento dei propri rifiuti che non produce “scorie”. Tuttavia, è altresì vero che la virtualizzazione provocherebbe la perdita dei sensi: toccare un foglio stampato, annusarlo, ascoltarne i rumori quando lo si stropiccia… sono azioni che ci immergono profondamente nella realtà materiale e ci rassicurano della sua esistenza e della nostra esistenza. Il virtuale potrebbe comportare la crescita della grande crisi esistenziale che da tempo sta dilagando tra i vari popoli mondiali rendendoci incapaci di distinguere se una cosa è materialmente vera o è soltanto una proiezione mentale. Entrando in quella piccola tipografia è stato come immergersi in un quadro impressionista. I colori, le forme, gli odori e i rumori delle macchine si combinavano creando una sorta di poesia. Così è nata l’idea del video. Raccontare la stampa dal punto di vista delle macchine e degli oggetti. Non una parola. Soltanto il ritmo dei rumori accompagna le immagini che mostrano un processo conosciuto da pochi e che forse presto non esisterà più.